Protestati e Finanziamenti – Cosa Sapere Prima di Richiederli

Solitamente le banche, gli istituti di credito e gli enti finanziari tendono a rifiutare le richieste di prestiti e finanziamenti a protestati e cattivi pagatori. Si tratta di soggetti i cui nomi son stati iscritti al Registro dei Protestati della Camera di Commercio, in quanto, dopo aver ricevuto alcune notifiche sul mancato pagamento di alcuni debiti, non hanno provveduto a saldarli nei tempi stabiliti.

Il nome non può essere cancellato da tali registri prima di cinque anni, a meno che non si presenti richiesta ufficiale di cancellazione al tribunale o alla Camera di Commercio, allegando la ricevuta che attesti il pagamento del debito entro il primo anno dall’iscrizione.

Per i protestati ed i cattivi pagatori vi sono comunque dei modi per poter ottenere un prestito o un finanziamento, per esempio tramite la cessione del quinto. Si tratta di una forma di prestito personale non finalizzato che viene restituito a chi concede il finanziamento direttamente dal proprio datore di lavoro, che ricopre quindi la posizione di garante, attraverso una trattenuta che viene fatta mensilmente sulla somma percepita in busta paga.

Il fatto che il datore di lavoro accetti di fare da garante e la percezione di un’entrata fissa mensile costituiscono per chi concede il prestito garanzie sufficienti per la restituzione del debito. Di conseguenza, non verranno fatte ulteriori verifiche sulla condizione economica e redditizia del richiedente. Inoltre, non sarà necessario specificare quale sia la finalizzazione del prestito.

La rata che mensilmente viene prelevata dallo stipendio avrà una cifra fissa che non dovrà superare un quinto della somma percepita al netto delle trattenute.
Nel caso in cui si abbia un contratto a tempo determinato sarà opportuno fissare come data ultima di ammortamento del debito il termine di scadenza del rapporto di lavoro.

Poiché i prestiti personali che prevedono la cessione del quinto differiscono notevolmente da una banca all’altra, per valutare quale sia quello più conveniente ed adatto alla propria specifica situazione personale è consigliabile visionare e confrontare il più alto numero possibile di preventivi.

Per riceverli occorre impiegare pochissimo tempo e seguire un procedimento molto semplice: collegandosi al sito dell’ente creditizio al quale si è interessati si troverà, nell’area dedicata ai prestiti ed ai finanziamenti, un form nel quale verrà chiesto di inserire i propri dati anagrafici più alcune informazioni riguardanti la propria busta paga ed il contratto lavorativo, oltre all’entità della somma di cui si ha bisogno e ai tempi di restituzione previsti. I preventivi verranno inviati alla propria casella di posta elettronica in un paio di giorni.

Come Studiare in America Latina

Le ultime statistiche confermano che, tra gli studenti che vogliono fare esperienze all’estero, tra i paesi più gettonati dell’America Latina c’è l’Argentina.

Il ministero dell’istruzione argentino ha infatti confermato un notevole aumento di studenti stranieri nelle proprie università con un numero in costante crescita.

La possibilità di accedere a corsi di alto livello accademico a prezzi abbordabili é un incentivo importante.

All’offerta di master e di corsi post-laurea si somma la possibilità di imparare lo spagnolo in un ambiente culturalmente piacevole e a buon mercato.

Questo attira quindi sia studenti statunitensi che europei.

Interessante il dato riportato in un articolo sul portale Clarin.com: la percentuale di studenti stranieri rispetto al totale della popolazione universitaria in Argentina é del 1,05%, un dato molto simile a quello dell’Italia (2%), che posiziona il paese al quarto posto nel continente americano, dietro a USA, Canada e Uruguay.

Per avere maggiori informazioni sul sistema scolastico argentino si può consultare Estudiar en Argentina: un sito ben organizzato ed esaustivo del Ministero dell’Istruzione che fornisce indirizzi e delucidazioni per quanto riguarda la carriera universitaria in Argentina. Per avere invece una panoramica sulle iniziative post laurea si può far riferimento ai siti: Mapas e Universia.

Difficile la ricerca di informazioni, almeno per quanto riguarda la lingua italiana, sulle offerte formative del Brasile e del Messico.

La soluzione più semplice, e sicuramente più attendibile, è fare riferimento ai portali ufficiali dei reciproci Ministeri dell’Istruzione: il Ministério da Educação per il Brasile e la Secretaría de Educación Pública il Messico.

Per il Brasile, si può inoltre consultare il portale Universia, citato già per l’Argentina. Il portale è un network, patrocinato dal Gruppo Santander, che fornisce informazioni sulle offerte formative in tutta l’America Latina. Sul sito è inoltre possibile inserire il proprio curriculum vitae ed entrando nella sezione “Empleo”, consultare sia annunci di lavoro, che consigli per la carriera e ricerche sugli indirizzi di studi.

Per chi volesse invece partire per frequentare uno stage in America Latina, sito già citato più volte nei nostri focus precedenti sulle opportunità all’estero è Europlacement, che offre opportunità di internship in tutto il mondo.

Al momento della ricerca il sito non pullulava certo di proposte per l’America Latina, ma in media i tre paesi offrivano almeno una decina di tirocini ciascuno.

Al portale, vi ricordiamo, è necessario registrarsi fornendo la propria mail e creando un account.

Durante la registrazione viene fornito un periodo di prova del servizio, ma per utilizzare la versione “full” il costo è di 30 euro.

Come Studiare in Africa

Risulta essere il terzo continente per espansione e storicamente viene definito la “culla dell’umanità”. Si tratta dell’Africa, forse la terra che più risveglia curiosità e immaginazione, con i suoi paesaggi mozzafiato e le peculiarità della natura che la anima. Costituita da 54 stati, l’Africa ha avuto nei secoli una storia complessa e oggi la sua cultura è caratterizzata anche dalle influenze dei paesi che ne hanno colonizzato i territori: tra tutti, principalmente, la Francia, l’Inghilterra e l’Olanda. Colonialismo e decolonizzazione hanno influito duramente sulla stessa economia africana: quasi la metà dei paesi di questo continente appartiene infatti ai più poveri del mondo.

Ma l’Africa è un continente di contraddizioni e, accanto a questi stati, ci sono anche nazioni ricche con una qualità di vita occidentale, come ad esempio il Sudafrica e il Botswana, o il Kenya – che negli ultimi anni hanno dimostrato un tasso di crescita molto sostenuto. Ad accomunare, tuttavia, l’intero continente è la ricchezza e la disponibilità di risorse naturali minerarie, mentre l’agricoltura è però ancora la principale fonte di reddito per le popolazioni locali.
Dato il fascino di questo continente e la crescita di alcuni dei suoi paesi, un’esperienza di studio o di lavoro in Africa diventa oggi appetibile per i giovani europei, non soltanto per chi si occupa di scienze sociali ma anche e soprattutto per chi ha una preparazione in discipline scientifiche.

Prima di decidere però con quale genere di esperienza vogliamo arricchire il nostro bagaglio e scegliere dunque la destinazione, è bene conoscere bene l’intero continente e cercare quante più informazioni possibili sull’Africa. Un buon punto di partenza potrebbe essere contattare ambasciate e consolati dei paesi africani in Italia. Inoltre anche internet viene in aiuto: se sono numerosissimi i portali che parlano di Africa da un punto di vista turistico, è invece decisamente interessante il sito In Africa, nato per informare gli africani espatriati in Italia, ma valido anche per farsi un’idea della realtà politica, sociale e culturale dei vari paesi.

In quasi tutti gli stati africani sono presenti atenei universitari, i quali però difficilmente partecipano a programmi internazionali che permettono di svolgere una parte del proprio percorso di studi in loco in accordo con l’università di provenienza. Possibilità di questo tipo si incontrano per lo più negli istituti di Marocco e Algeria, però tendenzialmente si tratta di accordi stipulati con la ex-madrepatria francese. Per chi desidera dunque concentrare i suoi studi in un tempo breve, è ormai tendenza diffusa accordarsi direttamente con professori locali o prendere contatti con associazioni internazionali e onlus per svolgere brevi soggiorni magari finalizzati a una tesi di laurea. Ad esempio, per chi punta a fare un’esperienza di questo tipo, c’è SPW, Student Partnership Worldwide, un network che, partendo dalle tematiche di attualità nei paesi terzi, organizza campi di lavoro, summer school, progetti che conciliano studio e volontariato.

Tuttavia è possibile e in molti casi anche interessante, sostenere un percorso di studio totalmente in Africa, iscrivendosi in un’università locale, magari per un master o un corso post-lauream. Il paese che più frequentemente viene scelto per un’esperienza di studio è il Sudafrica. Il portale SouthAfrica.info offre un ottimo aiuto sia per scoprire le università e i corsi disponibili, sia per informarsi su documenti e permessi necessari. Per l’imprinting anglosassone dato dalla colonizzazione, il sistema universitario sudafricano assomiglia molto a quello inglese, anche per quanto riguarda gli standard di qualità e l’offerta formativa proposta. In tutti gli atenei infatti ci sono corsi di specializzazione incentrati su materie economiche o ingegneristiche: l’Università di Johannesburg ha una vasta scelta di corsi post-lauream, così come quella di Città del Capo, mentre l’Università di Rhodes si distingue per il dipartimento di biotecnologie che richiama studiosi da tutto il mondo.
Numerose sono le businness school del paese: il portale Learn4Good, che recensisce i migliori MBA di tutto il mondo, presenta le schede di tre istituti del paese, tra cui la Milpark Business School che ha sede sia a Città del Capo che a Johannesburg.

Anche il Kenya richiama l’interesse di molti: il sito di riferimento per capire il funzionamento del sistema universitario e avere una panoramica degli atenei, è il portale del Ministero dell’Educazione. Da segnalare con particolare attenzione è poi Kenyaplex, una vera e propria community di studenti locali e stranieri dove trovare articoli sulle università e i corsi, ma cercare anche notizie informali nei forum di discussione. Le pagine sono organizzate per discipline, in modo da facilitare al massimo la ricerca del materiale di proprio interesse. Sempre tra i siti non istituzionali, può essere d’aiuto Portale Kenya, che è il punto di riferimento per quanti cercano informazioni su università e istituti.
È impossibile poter tracciare una panoramica completa delle università e dei corsi post-lauream in Africa, sia per la vastità dell’argomento, sia soprattutto poiché non tutti forniscono link e pagine utili su internet. Da un punto di vista più generale, segnaliamo dunque che per studiare nei paesi dell’Africa meridionale e centrale è sufficiente conoscere il francese e l’inglese, mentre per quanto riguarda le occasioni di studio nell’Africa settentrionale occorre molto spesso conoscere l’arabo, al tempo stesso però le università di questa zona costituiscono una meta di sicuro interesse proprio per chi studia la lingua e la cultura araba.

Cosa non Scrivere nel Curriculum

Siete contenti del vostro curriculum? Magari la sua struttura vi piace, ma che dire del contenuto? I responsabili della selezione leggono le stesse identiche frasi, curriculum dopo curriculum, ogni giorno.
I casi sono tanti, quante le professioni più diverse.
Ecco qualcuno dei luoghi comuni più diffusi e quindi proprio quelli che, chi è alla ricerca di un lavoro, dovrebbe evitare di riportare nel CV:

1. “Comunicatore”
Questo termine non ti distingue dagli altri candidati, ma è esattamente l’abilità che viene richiesta a chiunque si presenti ad un colloquio. I selezionatori sono più colpiti da chi riesce a comunicare e a comunicarsi bene. Presta sempre attenzione ai tempi verbali (orale o scritta: questo vale per le comunicazioni via mail o a voce), alla pertinenza delle tue frasi e non usare troppi avverbi o ancora peggio, non abusare dei termini in inglese.

2. “Attento ai dettagli”
Ogni lavoro richiede un certo livello di attenzione al dettaglio. Quindi, di nuovo, questo non aiuterà il vostro curriculum – o la vostra chance di successo in un colloquio. La cosa migliore da fare in casi come questo è essere pronti a spiegare, durante un colloquio, come il tuo alto livello di attenzione per i dettagli abbia, in passato, portato ad un risultato importante, di cosa vi siete accorti in tempo utile, cosa non avete tralasciato e cosa poi si è rivelato una fondamentale accortezza.

3. “Altamente qualificato”
Questa è una frase inutile. Avete delle competenze, ed è possibile utilizzare alcune o tutte quelle capacità laddove siano richieste. Non avere competenze significa non aver mai fatto nulla. Credi di avere delle marce in più competenze rispetto alla media? Dimostralo, non perderti in chiacchiere.

4. “Affidabile”
È meglio lo siate davvero, se vi assumeranno. Ancora una volta, questo è un tratto che sul tuo curriculum può essere tralasciato. Semplicemente non vi distingue dalle altre persone che fanno già quel lavoro o svolgono già quella professione.

5. “Referenze disponibili su richiesta”
Questa era una normale prassi nel mondo dei curricula, ma ormai è “fuori moda”. Partendo dal presupposto che un potenziale datore di lavoro voglia le vostre referenze, può ottenerle semplicemente cercandovi su google, guardando i vostri profili sui social network (è importante, per questo, avere un profilo sempre aggiornato sui social network professionali più importanti) e vedendo con chi avete lavorato in passato.
Non indicatelo, quindi, sul CV. Assicuratevi piuttosto di avere i nomi e le informazioni di contatto di chi vi intervisterà. Chiedete sempre nome e cognome della persona con cui sosterrete il colloquio e cercate tutte le informazioni possibili sul web.
In ogni caso, avvisate i possibili “referenti” che siete alla ricerca attiva di un lavoro: in questo modo non saranno sorpresi se qualcuno dovesse chiamarli e chiedere informazioni su di voi.

6. “Giocatore di squadra”
A differenza di chi? Qualsiasi organizzazione vuole avvalersi certamente di chi ha l’energia lavorare efficacemente a contatto con altri. E se non percepiranno questa attitudine in voi durante il colloquio, il fatto che lo abbiate scritto sul curriculum non li convincerà.

7. “In grado di rispettare le scadenze”
Fatevi questa domanda: se doveste rispettare solo una scadenza su 10, quanto a lungo rimarreste? Ancora una volta, questa è una caratteristica già evidente (scontatamente “richiesta”) e significa che saper rispettare le scadenze è il minimo indispensabile, in qualsiasi lavoro.

Regole semplici da seguire.

Come Lavorare Come Procacciatore d’Affari

Il procacciatore d’affari è colui che promuove prodotti o servizi di un’ azienda senza però ricevere un mandato di rappresentanza o divenire dipendente dell’azienda.
L’attività del procacciatore d’affari è atipica e non è attualmente regolamentata da leggi specifiche. Questo poichè la figura del procacciatore è vista come una figura occasionale e non legata da contratti stabili e duraturi all’azienda.

Teoricamente quindi, il lavoro del procacciatore d’affari dovrebbe essere quello di segnalare all’impresa preponente possibili affari, stipule di contratti o vendita di beni, senza però condurre trattative in prima persona, anche se capita spesso che le aziende si avvalgono di procacciatori d’affari anche per l’attività di vendita vera e propria, tramite una procura a vendere.

L’attività del procacciatore d’affari è praticamente simile o uguale a quella di un qualsiasi altro venditore, ma si distingue solo per l’occasionalità del rapporto con l’impresa preponente e per l’assenza di vincoli di esclusiva e di zona di competenza. Quindi anche il compenso percepito dal procacciatore d’affari è dovuto esclusivamente sugli affari procacciati e non in base ad una zona operativa in esclusiva come accade per gli agenti di commercio.

Per diventare procacciatori d’affari non sono necessari requisiti specifici, poichè come anticipato in precedenza, si tratta di una figura atipica, non regolamentata da alcuna legge o albo professionale, quindi se si vuole svolgere questa professione, non si deve fare altro che trovare un’azienda disposta ad una collaborazione occasionale e che tramite una lettera d’incarico autorizzi il procacciatore a procacciare affari.

Se il procacciatore svolge l’attività di vendita in modo continuativo deve aprire la partita iva e iscriversi al registro imprese, questa trafila a volte viene fatta in attesa di ottenere i requisiti necessari per l’iscrizione all’albo agenti di commercio e definire la propria condizione con un normale contratto di agenzia.

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