Come Funziona la Scrittura Privata

Una scrittura privata è un documento di accordo, scritto, tra due parti che ha valore ai fini legali. La scrittura privata sta acquistando sempre più interesse come atto sostitutivo di compravendite fra privati, grazie al suo valore legale ed ai costi decisamente più bassi rispetto ad un atto notarile.

La scrittura privata non ha una forma specifica, quindi è possibile utilizzare un modello come questo messo a disposizione dal sito Scritturaprivata.net per la redazione. Per sottoscrivere una scrittura privata però è bene affidarsi a qualcuno che sia a conoscenza dei termini legali di una scrittura privata, per evitare di tralasciare qualche dettaglio per inesperienza. Non deve trattarsi necessariamente di un notaio comunque. Inoltre, per avere un sicuro riconoscimento legale la scrittura privata deve essere autenticata, ovvero venga firmata alla presenza di un pubblico ufficiale (può essere anche un impiegato dell’ URP del proprio comune) che verifichi l’identità dell’autore della scrittura. In questo modo ci si tutela e si evita che la scrittura privata venga disconosciuta, per disconoscimento della firma che essendo apposta davanti a pubblico ufficiale è considerata autentica.

La scrittura privata è dunque uno strumento utile ed economico per gestire diverse cose tra privati e risparmiare costosi atti notarili quando non sono strettamente necessari. Si può quindi stipulare una scrittura privata per diversi motivi tra cui
-Compravendita automobili
-Compravendita beni
-Compravendita immobili
-Quote
-Cessione di un marchio registrato.

L’importante è sempre in primis informarsi se è possibile utilizzare una scrittura privata e quali sono i possibili contro, e poi rivolgersi a qualcuno con esperienza, per minimizzare i rischi ed essere tutelati dalla legge.

Come Funziona il Trasferimento d’Ipoteca

Può accadere a volte che si palesi l’esigenza di conservare il proprio mutuo ipotecario avendo intenzione, però, di sostituire l’immobile che è stato concesso in garanzia come ipoteca. Può succedere, per esempio, che si voglia comprare una nuova casa mantenendo il vecchio mutuo che si è scelto per acquistare la prima casa, che ora è in fase di vendita o è già stata venduta: si tratterebbe di una soluzione che consente di diminuire in maniera consistente le spese derivanti all’accensione di un mutuo nuovo. Oppure, potrebbe capitare che chi ha contratto un mutuo costruzione dando in garanzia l’abitazione dei propri genitori voglia trasferire l’ipoteca, una volta finiti i lavori, sul nuovo immobile, conservando il mutuo per le condizioni migliori. Si tratta di operazioni che è possibile eseguire grazie all’intervento di un notaio, e salvo il consenso da parte dell’istituto di credito coinvolto, per la sostituzione d’ipoteca o garanzia. Come detto, a livello giuridico esiste la possibilità, nel caso in cui si accenda un mutuo ipotecario, costituire un’ipoteca nuova su beni immobili differenti, ovviamente in accordo con la parte mutuante, cioè l’istituto di credito.

L’ipoteca sarà formalizzata con data e grado quando sarà iscritta. Di conseguenza, la vecchia garanzia sarà cancellata dalla Conservatoria dei Registri Immobiliari. In pratica, però, la situazione è leggermente differente rispetto alla situazione teorica appena descritto. Andiamo a scoprire il motivo. Innanzitutto gli istituti di credito solitamente non gradiscono in maniera particolare la sostituzione della garanzia; inoltre, bisogna considerare che queste operazioni non vengono ritenute convenienti nemmeno da un punto di vista economico; infine, è sempre opportuno tenere presente che in genere gli istituti di credito davanti a questo tipo di richiesta si trovano colte di sorprese, proprio perché si tratta di richiesta di operatività non comune.

Nello specifico, specialmente nell’eventualità in cui il mutuatario sia considerato un soggetto fallibile, l’istituto dovrà per forza di cose prendere in considerazione tutti i rischi che la situazione comporta, in quanto la nuova garanzia avrebbe effetto solo nel momento in cui si consolida dopo la comparsa del credito. Per quanto riguarda le spese dell’operazione di sostituzione del bene che viene concesso in ipoteca, esse sostanzialmente possono essere ricondotte all’eliminazione dell’ipoteca precedente e alla costituzione della garanzia nuova.

Ricordiamo, infine, che nel caso in cui si voglia sostituire l’ipoteca conservando la stessa banca e lo stesso mutuo, la legge che viene solitamente definita come Decreto Bersani non è valida, e dunque non può essere applicata, poiché il mutuo non viene estinto, ma mantenuto presso la medesima banca mutuante: a cambiare, infatti, o meglio a essere sostituita, è solamente l’ipoteca che garantisce il mutuo stesso. L’ipoteca, in sostanza, non è altro che una garanzia utile per chi deve ricevere il pagamento oppure deve restituire del denaro a un’altra persona (o nel caso delle banche a un altro ente). Il caso delle banche che prestano i soldi per comprare una casa è appunto il più frequente: molto semplicemente, accade che venga concessa una somma di denaro in mutuo.

Affitti Brevi e Consenso Condominio

In Italia vengono considerate “locazioni brevi” quegli affitti di durata inferiore ai 30 giorni, stipulati da persone fisiche al di fuori dell’attività d’impresa direttamente o tramite intermediari, anche online, inclusi quelli che prevedono la fornitura della biancheria e la pulizia dei locali.

Secondo quanto previsto dalla più recente manovra correttiva, ai guadagni che derivano da questi particolari contratti, si applicano in via opzionale le disposizioni relative al regime della cedolare secca, sostitutiva dell’Irpef e delle addizionali sui redditi derivanti dalla locazione.

Può verificarsi che le norme condominiali dispongano delle limitazioni alle destinazioni d’uso dei singoli appartamenti, che però devono, per forza di cose, essere specificate nero su bianco, non potendo in alcun modo essere desunte. In linea generale, in assenza di uno specifico divieto, le attività di bed and breakfast e di casa vacanze possono essere esercitate all’interno del condominio senza vincoli di sorta. Difatti, con sentenza n.24727/2014, la Corte di Cassazione aveva già chiarito che l’attività di affittacamere è legittimata in quanto non stravolge la destinazione dei locali.

Pertanto, l’attività della locazione breve non viene considerata come attività alberghiera. Tuttavia, nella sentenza n. 22711/11 del 28 settembre 2017 la Corte di Cassazione ha esaminato un caso in cui il regolamento di un condominio prevedeva il divieto di affitto o subaffitto degli appartamenti, ma precisava espressamente che il divieto era legato all’utilizzo degli immobili sotto forma di pensione o di albergo. Secondo la Corte però, nel suddetto caso, non esisteva un divieto di adibire i singoli vani dell’appartamento ad uso differente da quello di abitazione, ma solo a quello di svolgimento di una specifica attività.

Quindi, il condominio può appellarsi al regolamento contrattuale e quindi vietare specifiche attività solo se nel testo del regolamento quelle attività siano indicate espressamente. Se, al contrario, il regolamento non contiene nero su bianco le attività vietate, non si può intervenire.

Resta specificato che chi volesse dare in locazione per un breve periodo la propria abitazione, utilizzando il contratto di locazione turistica, relativamente a cui è possibile vedere la guida su Contrattidilocazione.net, non deve chiedere il permesso e non potrà subire contestazioni.

Come Cambiare Assegni Senza un Conto Corrente

Non ho conto corrente e non voglio aprirlo. Sono un dipendente pagato con assegno bancario. La banca emittente si rifiuta di cambiarmi l’assegno per un loro regolamento interno. Cosa posso fare?

L’assegno bancario è uno titolo di credito che consente al titolare di un conto corrente bancario (o postale) di pagare una somma di denaro già disponibile sul proprio conto corrente bancario.

In sostanza, l’assegno bancario è equiparato ad una cambiale tratta in cui il traente (il correntista) ordina alla banca in cui ha radicato il conto corrente (trattaria) di pagare la somma di denaro indicata nell’assegno al terzo soggetto che lo presenta all’incasso (beneficiario).

Del resto, dal sito internet della stessa Banca d’Italia si legge: “L’assegno bancario è un titolo di credito pagabile a vista contenente l’ordine impartito da un correntista alla propria banca di pagare a terzi (o a se stesso) una somma di denaro. In termini tecnici si parla del traente che ordina al trattario di pagare un beneficiario.”

L’assegno bancario deve essere presentato al pagamento nel termine di 8 o 15 giorni dall’emissione a seconda che sia pagabile nello stesso comune di emissione ovvero in altro comune dello Stato.

Salvo eccezioni sulla corretta compilazione dell’assegno, la banca trattaria non può in alcun modo rifiutarsi di pagare l’importo al beneficiario in quanto il medesimo titolo costituisce per la stessa banca un obbligo giuridico.

Se però l’assegno è presentato allo sportello di una banca diversa da quella trattaria, è normale che per l’incasso occorre attendere l’esito della disponibilità dei fondi che viene regolata presso la stanza di compensazione in cui le banche inviano tutti gli accrediti di assegni, in modo da verificare che non si tratti di un assegno scoperto.

In tale circostanza, dunque, è corretto richiedere al cliente l’attivazione di un conto corrente bancario per la negoziazione dell’assegno presentato all’incasso. Ma, come detto, deve trattarsi di altra banca.

Perciò, per avere il cambio in contanti dell’assegno bancario è sufficiente recarsi alla banca trattaria, meglio se alla stessa filiale trattaria che appare sul medesimo assegno.

In caso di rifiuto, è meglio farsi rilasciare una motivazione scritta da parte della banca.

Infine, il pagamento in contanti non può essere rifiutato nemmeno se si supera l’attuale limite dei 1.000 euro dal momento che l’operazione è già tracciata.

Come Investire Durante la Crisi

Se sei stufo di lasciare i tuoi soldi sul conto corrente a tassi nulli o irrisori, ma nello stesso tempo temi il cambiamento e non ti sai orientare nella miriade di offerte che ti vengono proposte da banche e assicurazioni, qui ti suggeriamo semplici regole da seguire, valide sempre, per non fare mai l’investimento sbagliato e dormire sonni tranquilli.

500 miliardi di euro fermi nel conto corrente
E’ di recentissima pubblicazione un articolo sul quotidiano Sole24 ore che fa un’analisi di quanti soldi gli italiani hanno sul conto corrente bancario e postale: quasi 500 miliardi il dato rivelato, circa 147.000 euro pro-capite.

A dispetto della crisi finanziaria e del lavoro, gli italiani hanno ancora molta liquidità potenzialmente da investire, risparmi accumulati dai giovani lavoratori del welfare state post seconda guerra mondiale. Per quale motivo però questo denaro viene lasciato dormiente e non investito in titoli di stato, buoni fruttiferi, conti deposito? Il motivo principale è: la paura.

Le esperienze che ci vedono coinvolti nel crack finanziario Parmalat e un po’ meno con i bond argentini spaventano gli italiani che pensano, giustamente, a proteggere il proprio capitale piuttosto che cercare interessi.

Capitale garantito e interesse? Certo che si può
Se è un dato di fatto in finanza che un tasso elevato equivale ad un rischio maggiore, avrebbe dovuto far pensare non poco gli interessi fino al 14% che offrivano i bond argentini prima del fallimento.

Molto spesso gli investitori poco prudenti si ritrovano nei guai per un motivo: sono poco informati dei rischi a cui vanno incontro e si fidano delle parole di promotori bancari di dubbia professionalità e trasparenza. Per conoscere le banche più sicuri vedi Rating conti depositi.

Il web, attraverso i forum e i siti specializzati, è invece una fonte di ricerca incredibilmente utile e le offerte degli ultimi anni sono assolutamente vantaggiose sia che si parli di conto corrente, conto deposito e ultimamente anche le polizze vita di gruppi importantissimi come Generali e Unipol si stanno orientando all’online abbattendo i costi di agenzia. Risultato e vantaggio per il risparmiatore? Tassi più alti e costi azzerati.

Le 5 regole di ogni investimento sicuro
Il capitale garantito
Sembra scontato quando si parla di obbligazioni, depositi o polizze ma non sempre lo è. Parliamo per esempio di un BTP scadenza 5 anni. In questo caso essendo un titolo di debito emesso dallo Stato Italiano abbiamo la certezza alla fine dei 5 anni del nostro capitale più la cedola annuale dal risultato delle aste.

Il capitale non è però garantito in caso di rimborso anticipato in quanto il valore di mercato del titolo potrebbe essere, durante la durata del prestito, inferiore al valore nominale istituzionalmente convenzionalmente sotto il 100. Il discorso del rimborso anticipato è molto importante per far fronte agli imprevisti della vita, ciò non vuol dire che si sconsiglia un investimento in titoli di stato, ma semplicemente bisogna tenere conto di questo aspetto.

Allo stesso modo un conto deposito può prevedere lo svincolo anticipato o meno, sapere cosa si sottoscrive ci mette al sicuro.

Chi garantisce, la normativa e i costi
Ok ho deciso che farò un investimento a capitale garantito a scadenza preservandomi la possibilità di riscattare anticipatamente senza perdite. Ma ben diverso è avere la garanzia del FITD o della CDP (cassa depositi e prestiti) rispetto a quella di una società, per quanto questa sia importante. In questo senso il conto deposito o i buoni fruttiferi postali sono più sicuri di una obbligazione societaria a capitale garantito.

La normativa Fitd per esempio tutela anche in caso di default di una banca, perché i depositanti sono tutelati da un fondo interbancario, fino a 100.000 euro. Superare quella cifra espone a rischi. Infine i costi collegati all’investimento: i costi molto alti di caricamento o riscatto di quasi tutte le polizze vita sul mercato potrebbero incidere e non poco anche sul versamento iniziale, oltre che non dare interessi e vincolarci per molti anni all’assicurazione.

La durata dell’’investimento
Risulta essere fondamentale avere le idee chiare di quanto si vuole far durare un investimento. Per una durata breve (12-24 mesi) un conto deposito, per le sue caratteristiche, è la scelta ottimale, per una durata media (3-5 anni) ci sono polizze vita come quelle online di Genertellife o Linearlife che non hanno alcun costo e hanno il vantaggio della gestione separata, svincolo anticipato e senza penali per il riscatto. Stesso suggerimento è valido per i PAC (piani di accumulo capitale).

Per lunghe durate (oltre 5 anni) i buoni fruttiferi postali indicizzati all’inflazione rappresentano la garanzia su tutto (protezione dall’inflazione, capitale garantito, sia alla scadenza che allo svincolo).

Battere l’inflazione
Se consideriamo la media degli ultimi 10 anni (2%) e quella degli ultimi 20 anni (2,5%) dell’inflazione italiana (dati ISTAT) il tasso da scegliere al netto di ogni costo, tassazione compresa, non dovrebbe stare al di sotto di questi valori. Con WeBank vincolato a 12 mesi, 2,4% netto, siamo tranquilli.

Diversificazione ovvero suddividere il capitale disponibile in più parti
Partendo da una base di 100, 20% potrebbe per esempio essere destinato ad un deposito libero, un altro 30% ad un deposito vincolato massimo 24 mesi, il restante 50% tra bfpi e una polizza vita accuratamente scelta, per esempio Sicuramente di Genertellife. In questo modo si otterranno tutti i benefici offerti da ogni forma di investimento, senza rischiare nulla.

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