Blog Aziendale e ROI

Oltre al timore dei commenti negativi, quello di cui le aziende hanno maggiori preoccupazioni è la convinzione che il blogging richieda tempo senza produrre alcun ritorno sugli investimenti (ROI).

L’argomento è di vitale importanza per un’azienda. Bisogna tenerne conto se si guarda ai prodotti e ai servizi piuttosto che alla valutazione degli strumenti di comunicazione.

Se analizziamo la cosa con maggior obiettività, ci accorgeremo che non vi è alcun ROI attribuibile al valore di un viaggio di tre giorni dell’amministratore delegato per la partecipazione a un convegno di dirigenti dove parla per 20 minuti.

Direi la stessa cosa per un comunicato stampa gestito da un’agenzia, un sito aziendale, una fredda brochure cartacea.

Fare un’analisi del valore sul ritorno sugli investimenti attraverso un foglio di calcolo elettronico, non è cosa semplice. Il blogging potrebbe essere considerato come costo da attribuire alla diffusione del marchio, se si definisce il marchio come il modo in cui le persone vedono l’azienda.

Firefox, usò il blog come caposaldo di una campagna basata sul passaparola con cui generò 60 milioni di sottoscrizioni in poco più di sei mesi. In questo caso, il blog ottenne un successo incredibile, laddove un’inserzione pubblicitaria di due pagine sul New York Times aveva prodotto pochissimi download.

I blog non sono chiamati per generare entrate di denaro in maniera diretta. Sono estremamente validi nel generare il brusio del passaparola, lo strumento più valido per attirare masse di nuovi clienti con cui incrementare le vendite.

Come Valutare l’Apertura di un Blog Aziendale

L’obiettivo di questa guida, è quello di aiutare le imprese a valutare l’ipotesi di aprire o meno un blog aziendale. Se siete giunti fino a qui, probabilmente è quello che vorreste sapere.

In questo caso, le ipotesi sono due: o avete saltato la fase di consigli oppure vorreste ancora del tempo per pensarci sopra.

A volte, le aziende appaiono troppo entusiaste nell’avere a disposizione dei mezzi di comunicazione sociale e tutto ciò che fanno è tirare fuori strategie senza misurarne i risultati.

Qui di seguito, ci sono alcune cose su cui dovreste riflettere prima di aprire un blog aziendale:

Abbiamo davvero bisogno di un blog aziendale?
Personalmente, direi che ogni azienda che si rispetti, debba relazionarsi con i propri clienti attraverso un blog. Ma questo è il vostro business, non il mio. Siete voi ad avere l’ultima parola.

Alcune persone sono condizionate, non tanto dal blog aziendale ma dal desiderio di stare al passo con la concorrenza. Questa è una buona ragione perché dimostra la volontà di mantenersi alla pari con le altre imprese.

Al tempo stesso, le aziende che vogliono un blog soltanto per offrire un’immagine trendy, non credo che abbiano una grande motivazione e i numeri per mantenere il blog in buone condizioni.

Ricordatevi che una volta iniziato a bloggare, non si può tornare indietro. Si certo, potreste chiudere il vostro blog aziendale, ma avete preventivato cosa potrebbe significare questa scelta agli occhi dei clienti?

Dovrete investire tempo e risorse per fare in modo che il blog funzioni sempre a vostro vantaggio.

Qual’è la prima cosa a cui dobbiamo far fronte per tenere un blog aziendale?
Come detto precedentemente, avete bisogno di investire tempo e risorse per mantenere un blog funzionale. Pertanto, avete tempo per la ricerca di risorse da utilizzare a questo scopo? Avete in azienda un blogger a cui delegare il compito di mantenere il blog?

Qualora non vi sia una figura specifica, avete i soldi da investire per assumere un blogger esterno capace?

Come reagiranno i nostri lettori?
Questa è questione importante perché aiuta a predire il destino del vostro blog aziendale. È possibile farlo utilizzando diversi strumenti di monitoraggio come Google Search Blog e attraverso siti come Technorati.

Utilizzando il nome dell’impresa come parametro di ricerca, sarete in grado di trovare altre aziende alle prese con il blogging e ricevere un assaggio di quello che gli altri stanno pensando o dicendo circa il vostro settore.

Una volta che siete in grado di ottenere tali risultati, potete tranquillamente valutare se aprire o meno un business blog di vostra proprietà.

Come Investire Durante la Crisi

Se sei stufo di lasciare i tuoi soldi sul conto corrente a tassi nulli o irrisori, ma nello stesso tempo temi il cambiamento e non ti sai orientare nella miriade di offerte che ti vengono proposte da banche e assicurazioni, qui ti suggeriamo semplici regole da seguire, valide sempre, per non fare mai l’investimento sbagliato e dormire sonni tranquilli.

500 miliardi di euro fermi nel conto corrente
E’ di recentissima pubblicazione un articolo sul quotidiano Sole24 ore che fa un’analisi di quanti soldi gli italiani hanno sul conto corrente bancario e postale: quasi 500 miliardi il dato rivelato, circa 147.000 euro pro-capite.

A dispetto della crisi finanziaria e del lavoro, gli italiani hanno ancora molta liquidità potenzialmente da investire, risparmi accumulati dai giovani lavoratori del welfare state post seconda guerra mondiale. Per quale motivo però questo denaro viene lasciato dormiente e non investito in titoli di stato, buoni fruttiferi, conti deposito? Il motivo principale è: la paura.

Le esperienze che ci vedono coinvolti nel crack finanziario Parmalat e un po’ meno con i bond argentini spaventano gli italiani che pensano, giustamente, a proteggere il proprio capitale piuttosto che cercare interessi.

Capitale garantito e interesse? Certo che si può
Se è un dato di fatto in finanza che un tasso elevato equivale ad un rischio maggiore, avrebbe dovuto far pensare non poco gli interessi fino al 14% che offrivano i bond argentini prima del fallimento.

Molto spesso gli investitori poco prudenti si ritrovano nei guai per un motivo: sono poco informati dei rischi a cui vanno incontro e si fidano delle parole di promotori bancari di dubbia professionalità e trasparenza. Per conoscere le banche più sicuri vedi Rating conti depositi.

Il web, attraverso i forum e i siti specializzati, è invece una fonte di ricerca incredibilmente utile e le offerte degli ultimi anni sono assolutamente vantaggiose sia che si parli di conto corrente, conto deposito e ultimamente anche le polizze vita di gruppi importantissimi come Generali e Unipol si stanno orientando all’online abbattendo i costi di agenzia. Risultato e vantaggio per il risparmiatore? Tassi più alti e costi azzerati.

Le 5 regole di ogni investimento sicuro
Il capitale garantito
Sembra scontato quando si parla di obbligazioni, depositi o polizze ma non sempre lo è. Parliamo per esempio di un BTP scadenza 5 anni. In questo caso essendo un titolo di debito emesso dallo Stato Italiano abbiamo la certezza alla fine dei 5 anni del nostro capitale più la cedola annuale dal risultato delle aste.

Il capitale non è però garantito in caso di rimborso anticipato in quanto il valore di mercato del titolo potrebbe essere, durante la durata del prestito, inferiore al valore nominale istituzionalmente convenzionalmente sotto il 100. Il discorso del rimborso anticipato è molto importante per far fronte agli imprevisti della vita, ciò non vuol dire che si sconsiglia un investimento in titoli di stato, ma semplicemente bisogna tenere conto di questo aspetto.

Allo stesso modo un conto deposito può prevedere lo svincolo anticipato o meno, sapere cosa si sottoscrive ci mette al sicuro.

Chi garantisce, la normativa e i costi
Ok ho deciso che farò un investimento a capitale garantito a scadenza preservandomi la possibilità di riscattare anticipatamente senza perdite. Ma ben diverso è avere la garanzia del FITD o della CDP (cassa depositi e prestiti) rispetto a quella di una società, per quanto questa sia importante. In questo senso il conto deposito o i buoni fruttiferi postali sono più sicuri di una obbligazione societaria a capitale garantito.

La normativa Fitd per esempio tutela anche in caso di default di una banca, perché i depositanti sono tutelati da un fondo interbancario, fino a 100.000 euro. Superare quella cifra espone a rischi. Infine i costi collegati all’investimento: i costi molto alti di caricamento o riscatto di quasi tutte le polizze vita sul mercato potrebbero incidere e non poco anche sul versamento iniziale, oltre che non dare interessi e vincolarci per molti anni all’assicurazione.

La durata dell’’investimento
Risulta essere fondamentale avere le idee chiare di quanto si vuole far durare un investimento. Per una durata breve (12-24 mesi) un conto deposito, per le sue caratteristiche, è la scelta ottimale, per una durata media (3-5 anni) ci sono polizze vita come quelle online di Genertellife o Linearlife che non hanno alcun costo e hanno il vantaggio della gestione separata, svincolo anticipato e senza penali per il riscatto. Stesso suggerimento è valido per i PAC (piani di accumulo capitale).

Per lunghe durate (oltre 5 anni) i buoni fruttiferi postali indicizzati all’inflazione rappresentano la garanzia su tutto (protezione dall’inflazione, capitale garantito, sia alla scadenza che allo svincolo).

Battere l’inflazione
Se consideriamo la media degli ultimi 10 anni (2%) e quella degli ultimi 20 anni (2,5%) dell’inflazione italiana (dati ISTAT) il tasso da scegliere al netto di ogni costo, tassazione compresa, non dovrebbe stare al di sotto di questi valori. Con WeBank vincolato a 12 mesi, 2,4% netto, siamo tranquilli.

Diversificazione ovvero suddividere il capitale disponibile in più parti
Partendo da una base di 100, 20% potrebbe per esempio essere destinato ad un deposito libero, un altro 30% ad un deposito vincolato massimo 24 mesi, il restante 50% tra bfpi e una polizza vita accuratamente scelta, per esempio Sicuramente di Genertellife. In questo modo si otterranno tutti i benefici offerti da ogni forma di investimento, senza rischiare nulla.

Investimenti a Lungo Termine e Conti Deposito

La durata di un investimento è una scelta importante nella vita di un investitore. Sbagliarla significherebbe incidere sul rendimento e sul potere d’acquisto. Un investimento per 10 anni a tassi molto bassi corre il rischio di essere eroso da un rialzo dell’inflazione nel lungo periodo, diversamente un investimento di breve durata in un periodo di tassi importanti, fa perdere opportunità di garantirsi questi rendimenti per più tempo.

Il ragionamento che ne consegue, ovvio, è che bisogna conoscere minimamente la situazione del mercato e tenersi informati. Il sito del dipartimento del tesoro permette la possibilità di ricevere via mail il risultato delle aste dei Bot, Btp e degli altri Titoli di Stato, che possono tranquillamente essere considerati un punto di riferimento per ogni confronto effettuato.

La durata del vincolo sul conto deposito
Il primo conto deposito che ha avuto un impatto notevole è stato Conto Arancio negli anni novanta (in realtà ereditando e migliorando la funzionalità dei depositi a risparmio, presenti già dagli anni ’70 ma senza aver avuto particolare successo), con una sola possibilità di vincolo a 12 mesi.

Il successo fu tale che apri’ la strada ai c/c online moderni e i conti deposito, migliorati nella piattaforma online e nelle opzioni disponibili. Il deposito odierno offre vincoli anche fino a 5 anni, il Si Conto di Banca Sistema o il moltiplica tasso di Bccforweb.

E’ davvero conveniente vincolare a lungo tempo su un conto deposito?
La risposta esatta è: dipende! Partiamo dall’equazione ovvia che maggiore durata = rendimenti più elevati. Ma non sempre ne vale la pena, vediamo perché. Di norma le durate consigliabili sono 12, 18, 24 mesi. Meno non è molto sensato perché sono vincoli che hanno nella maggior parte dei casi rendimenti uguali o più bassi rispetto ai depositi liberi.

Durate più lunghe di 24 mesi sono invece consigliabili in un momento di vacche grasse, nel 2012 il 36 mesi di SiConto offriva il 5,2% mentre oggi lo stesso conto remunera il 4% a 60 mesi. Non è molto allettante se si considera che si perdono anche gli eventuali interessi composti vincolando invece di anno in anno, che in un arco di tempo di 5 anni è più difficile fare stime sull’inflazione e che la banca potrebbe infine anche decidere di non accollarsi più il bollo, modificando unilateralmente il contratto e incidendo sul rendimento, senza considerare che un eventuale svincolo farebbe perdere tutto il rendimento. Sembra una sorta di polizza vita! Se consideriamo come riferimento il tasso a 12 mesi, storicamente ha avuto cali fino al 2% e impennate fino al 4,6%.

Quindi possiamo dire che buoni tassi sarebbero:

12 mesi = 4%
24 mesi = 4,4%
36 mesi = 4,8%
48 mesi = 5,2%
60 mesi = 5,5%

In un caso ipotetico come questo, “rischiare” un vincolo più lungo su uno strumento che nasce per essere di breve durata, potrebbe comunque avere senso. Oggi come oggi invece, sono consigliabili vincoli di massimo 18 mesi.

Diversificare per non sbagliare
La diversificazione è una regola basilare della finanza. Se si possiede un capitale di 100.000 euro non è bene destinarlo ad un unico strumento finanziario, ma frazionarlo per esempio 34% in un deposito libero o un libretto di risparmio postale, 33% in un deposito vincolato a 12 mesi, il restante 33% in un vincolo 36 mesi. Cosi si mantiene una parte importante per le necessità e gli imprevisti della vita quotidiana e il restante cercando di ottenere rendimenti dilazionati nel tempo.

Opzioni Binarie o Conti Deposito – Come Investire

Il conto deposito è uno strumento poco flessibile nell’impiego, ma che invece garantisce una facile gestione a livello di liquidità. Il rischio è basso, ma soprattutto consente di conoscere a priori, in modo particolare nel caso in cui si dovesse scegliere la formula del conto deposito vincolato, i rendimenti.

Potrebbe essere allora interessante individuare uno o più strumenti finanziari che sappiano replicare alcune di queste caratteristiche, ma soprattutto proprio la certezza dei rendimenti.

Va premesso che è impossibile replicare in modo perfetto, o quasi, tutti i vantaggi del conto deposito, proprio per la sua natura di strumento ibrido, a cavallo tra il conto corrente, che nasce per poter operare, e quella di strumento atto alla gestione del risparmio.

Ma proprio questa essenza ibrida può consentire l’individuazione di uno strumento che possa sostituire, almeno in parte, specialmente in una ottica di diversificazione, l’impiego del conto deposito: le opzioni binarie.

Anche questi strumenti finanziari sono a cavallo tra la natura di “derivati” ma di fatto non lo sono (se non per il fatto che la chiusura del contratto e il relativo rendimento dipende dall’andamento di un sottostante), e quello di una scommessa. Ma di contro, al momento di acquistare l’opzione si conosce a priori sia il possibile rendimento che l’eventuale perdita.

Perché scegliere i conti deposito o le opzioni binarie
Chi generalmente investe in un conto deposito, si attende un basso rischio e la possibilità di realizzare un rendimento certo. Chi investe in opzioni binarie sa invece che ha il 50% di possibilità di realizzare un rendimento certo, nel senso che il rendimento è noto fin da subito così come la parte di denaro ‘scommesso’ (generalmente si tratta di modesti importi) che, di contro, non si recupera se la scelta si rivela sbagliata (anche se con le opzioni binarie una percentuale, generalmente intorno al 10%, viene restituita).

Quindi le opzioni binarie consentono di gestire in modo più flessibile i rendimenti (mancando però della certezza al 100% che la scelta si dimostrerà azzeccata), mentre con i conti deposito non si può fare nulla sul livello dei rendimenti che tuttavia sono certi nel vero senso del termine.

Per quanto riguarda il rendimento netto,infine, nei conti deposito bisogna considerare il peso che può avere l’imposta di bollo (meglio sempre preferire i conti deposito senza imposta di bollo), mentre per le opzioni binarie va considerato se si tratta di broker che adottano il regime amministrato (liquidano compensi netti) o gestito

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